Fermata Theresienwiese

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martedì, 04 novembre 2008

In trincea

La notte scorsa mi sono fatto un ripasso di storia, da sempre la mia materia preferita dopo l'educazione fisica.
Novant'anni fa finiva la Prima guerra mondiale, la Grande Guerra. Non ho voglia di farci troppe riflessioni scritte, forse non ha neppure troppo senso.
Però mi pare giusto un ricordo. Un ricordo di quella che forse è stata LA guerra, perché quello che accadde in quelle maledette trincee è diventato poi un riassunto di tutte le brutture che i conflitti portano. Più della seconda guerra, già tecnologica, mirata...
La scomodità delle postazione, la crudezza delle armi, la disinvoltura nell'usare nuove invenzioni, la sciagura di generali formati con tecniche ottocentesche che mandarono centinaia di migliaia di ragazzi a morire senza possibilità né di salvezza né di combinare un'azione utile.
Una tragedia mostruosa, che ha lasciato buchi demografici e lapidi lunghe così con i nomi dei morti in ogni paese, pure piccolo.
Una tragedia mostruosa che ha avuto un merito che pare uno spiraglio nel buio. E' servita a compattare l'Italia. E lo dico senza alcuna voglia di retorica o di patriottismo futile e fine a se stesso. In quelle trincee, su quei carri malandati tra quei casermoni freddi non ci furono troppe differenze. Ricchi e pezzenti, analfabeti e studenti, lombardi di montagna e di città, piemontesi e calabresi, sardi e romani. Tutti a fare muro ai proiettili, mandati da un criminale di nome Cadorna che meritava una fucilata. E che invece (questo è il mistero più grande... anche perché Caporetto fu troppo anche per lui), continua a sopravvivere beffardo in piazze, vie e stazioni di tutta la Penisola.

«Sicure l'Alpi, libere le sponde, e tacque il Piave, si placaron l'onde».

Franz12

postato da: franz12 alle ore 22:11 | link | commenti
categorie: storia, naja