Ieri sera, leggendo distrattamente il televideo di Mediaset, mi è caduto l'occhio su un titolo che riguardava la diossina nella carne. Era pressapoco questo:
MAIALE: "I NOSTRI PRODOTTI SONO SANI"
Insomma, un "virgolettato"... come se un maiale in conferenza stampa avesse dato il suo parere sulla situazione.
Ho rivisto di colpo una scena di vent'anni fa... Francesco Salvi che a Sanremo canta "Esatto!" e fa intervenire anche il maiale.
"Facciamo tutti dei versi, siamo una grande tribù". Chi se la ricorda? 
Franz12
ps: lo confesso, di "Esatto" avevo il cappellino. Nero, con scritta bianca.
Nello sport, più che negli altri campi, ho avuto parecchi idoli di diverso ordine e grado; qualcuno l'ho già nominato, qualcuno no.
Crescendo, superando una soglia d'età meno avvezza agli idoli e più ai commenti, lavorando in un campo in cui talvolta si toccano con mano certi mondi (e talvolta ci si scotta pure), considero che difficilmente da qui in avanti "perderò la testa" per qualcuno che fa canestri, gol, aces, o scala a tutta una salita. Il che - spero - non vuol dire che smetterò di seguire con passione lo sport, ci mancherebbe.
Ebbene, il mio ultimo idolo nel senso giovanile del termine è proprio quello che va tanto di moda in questi giorni. Alessandro Del Piero.
Idolo lo divenne quel giorno di 13 o 14 anni fa, quando la Juve stava perdendo in casa contro la Fiorentina e su Quelli che il calcio c'era Zeffirelli (quello che non aveva problemi a dire certe cose sull'Heysel) che stappava spumanti per la ormai certa vittoria viola. 2-0, 2-1, 2-2. Stavo uscendo per andare al palazzetto, scendo a suonare il campanello di un mio amico e quando torno in macchina vedo Tommy che salta tarantolato. La radio urlava: "Un gol che abbiamo visto fare, forse, solo a Maradona". Del Piero si era definitivamente svelato al mondo con quella sforbiciata al volo che ritengo sia uno dei gol più belli che abbia visto.
Da lì in avanti l'ho sempre difeso, anche contro le evidenze. Ne ha passate tante il ragazzo che aveva in camera il poster di Platini, quello che metteva il divano a far da barriera e lo aggirava in salotto col pallone di spugna, quello cui il babbo aveva approntato una rudimentale illuminazione per farlo giocare in giardino.
Mai compreso fino in fondo, mai difeso fino in fondo, troppo spesso sul banco degli imputati. E lui rispondeva con i "gol alla Del Piero", con un gol di tacco in un'amarissima finale di Champions, con la rete decisiva a Tokio, con quella da dedicare al padre scomparso ai mondiali 2002. Con poche polemiche e diverse risposte intelligenti, merce rara in certi ambienti in cui troppo spesso "quel che decide il mister va bene", "l'importante è che vinca la squadra", "è un gruppo che si trova bene anche fuori dal campo".
Ai Mondiali di Germania ero in piedi a un tavolo quando Alex segnò il 2-0 ai crucchi. Ero quasi in lacrime, sull'orlo della nausea quando tirò il rigore contro la Francia: l'avesse sbagliato sarei stato più male di lui.
E adesso, per la prima e credo unica volta, mi trovo a condividere una frase di Maurizio Mosca: "Aaaaaah... come gioca Del Piero".
Franz12
"School is bad, school is death, school kills everybody... Don't go school, stay at home".
Erano i primi anni Novanta e al liceo il Complesso d'Inferiorità cantava così dalle cassette audio vendute sottobanco e impacchettate nel cellophan. Forse il signor "Dallapartedispessotto" detiene ancora quella che comprammo in società.
Oggi la scuola torna a esplodere, e io non mi voglio pronunciare perché non conosco l'argomento. Quel che mi ricordo io di scioperi e autogestioni è anzitutto il fatto che avevo una gran paura di essere strumentalizzato. Motivo per cui al massimo ho partecipato a un corteo per 300 metri, ben attento a non farmi mettere in mano bandiere o striscioni. Non ci sto, a farmi contare come militante. Pecoronizzato, colorato, definito.
Di okkupazione e autogestione se ne parlò quando ero in quarta e quinta. Non ricordo se qualcuno occupò davvero al liceo: forse una o due notti così, tanto per fare il beau geste. Di certo la prima autogestione fu tutto sommato divertente e quasi utile. Lezioni autoconvocate, partecipate da tanta gente. Musica live, testimonianze di ex studenti che parlavano di università. Utilità poca, è vero. Ma c'era un sottofondo piacevole, senza tanti livori.
Il secondo anno cambiò tutto: i duri e puri alzarono il livello di agitazione e trovarono molti meno consensi. Litigai con un compagno che voleva impedirci di andare a lezione, quasi a mani in faccia. Ma il capolavoro fu il cartellone con la scritta cubitale "STRONZI" dedicata a tutti noi che non partecipammo alla rivolta.
Lì ci fu l'applauso più caldo, sentito e fragoroso mai raccolto in vita mia. Fu la prima e ultima volta che parlai in un'assemblea d'istituto, davanti a 400 persone, compresi alcuni miei carissimi amici (e lo sono tutt'ora) che mi diedero dello stronzo e che chiesero di spiegare perché non partecipavamo all'autogestione pomeridiana.
"La scuola non è un centro sociale, né un oratorio, né un campo sportivo. E voi non avete diritto di giudicare chi non vi segue: cosa ne sapete di come spendono il tempo libero? Con che diritto vi giudicate migliori? Come vi permettete di chiederci una giustificazione?".
Novantacinque minuti d'applausi.
Franz12
E così la casa dell'attore è stata venduta. L'ha comprata un tizio che conosco per lavoro e mi sta simpatico, e a questo punto vedrò di farmi invitare se la inaugura, visto che sono il "Ras del quartiere"
.
Peccato però... la casa dell'attore mi ha sempre fatto gola: se avessi dovuto cambiare abitazione ma rimanere aggrappatto alla mia piazzetta, alle mie vie di saliscendi, al mio cielo e al mio orizzonte avrei fatto una pazzia per quel posto.
Ci andavo spesso da piccolo: l'attore non c'era quasi mai, ma conoscendo bene la sua numerosa famiglia ho passato lassù parecchi giorni soprattutto d'estate, visto che lì c'era (c'è) una piscina privata, allora rarissima. Per diversi anni ci andavo direttamente passando dal giardino dell'attore, non ancora suddiviso da raminate e muretti, che arrivava fino a pochi metri da casa mia. Poi lassù c'era il cane dei genitori dell'attore, che aveva sempre qualche nome strano e simpatico (ma i nomi migliori l'attore li diede ai cani della villa sul lago: Analogo e Modifica...!!), e naturalmente i genitori stessi, molto anziani, molto cordiali, per nulla rovinati dalla celebrità e dall'agiatezza.
Ricordo che ero lassù (cavolo... ma possibile che mi rimangano in mente certe cose???) quando El Diablo Chiappucci perse la maglia gialla al Tour del '90 per mano di Lemond: un mio amico venne in bici alla rete, trafelato, a portarmi la ferale notizia.
Poi ci andai diverse volte la mattina di Natale, con mio padre o mio zio, a fare gli auguri di rito. Trovando un calore umano eccezionale. Sempre.
Ora la casa dell'attore è stata venduta. Spero di rimetterci piede ancora una volta, e di riassaporare - chiudendo gli occhi per un istante - un'atmosfera gradevole e familiare. Ora che lo zio e i genitori dell'attore non ci sono più.
Franz12
Ps: un favore a chi commenta. Se potete evitare di fare nomi, ve ne sarò grato.
L'inflazione di cose da scrivere su altri - e più importanti - "contenitori" non mi permetteranno di scrivere granché su Fermata Theresienwiese da qui al prossimo mese.
Rompo per qualche riga il momentaneo silenzio, perchè ho voglia di parlare di lago.
Abito a 5 o 6 chilometri dalla riva più vicina, anche se 5 o 6 chilometri fanno tutta la differenza del mondo. Non sono uno di lago, sono uno che ci abita nei pressi. Ne sento da sempre l'influenza, senza viverlo quotidianamente.
Certo però che quando capita, come avvenuto negli ultimi 10 giorni, di attraversarlo, di passeggiarci accanto, di guardarlo durante un pranzo familiare, di parlarne, di leggerne le storie (mi sono messo a "frequentare" Piero Chiara, anche se non ne sono molto convinto...) il lago ti torna addosso, ti entra dentro, diventa parte di te.
E magari di fa venire qualche fissa. Come quella che mi ha fatto ronzare nella testa l'amico Massud - che fa il figo e non commenta più i blog - ovvero quella di comprare un piccolo motoscafo.
Lo so già che alla fine non se ne farà nulla; mi conosco abbastanza bene. E so già anche che prima o poi ne avrò rimorso.
Però, intanto, pensare di fare questo gran passo, mi fa sorridere e mi stuzzica un bel po'.
Franz12
Confesso che quest'anno non ci avevo creduto, e nemmeno tanto pensato.
Con il tritacarne olimpico fisso sulla tv avevo un poco tralasciato il Palio dell'Assunta: avevo visto che il Bruco era stato estratto per correre, ho come tradizione preparato il fazzoletto gialloverde (mi perdonino i contradaioli doc, è il mio modo per sentirmi più vicino a Siena) e mi sono accostato alla carriera senza troppe aspettative.
Dello Zeddino (Gingillo) non mi fidavo troppo, sapevo che Elisir era un buon cavallo, a mio avviso tra i migliori, ma la combinazione non mi ha fatto pensare a chissaché anche visti i palii recenti doveil Bruco non è stato grande protagonista.
E invece...
E invece mi sono trovato a gridare davanti al teleschermo come in quell'agosto '96 o in piazza in quel luglio '05. A incitare Elisir con la voce, a spingerlo all'interno dell'Oca per il sorpasso decisivo, a esultare con i brividi addosso quando Gingillo ha alzato il nerbo. E poi su Toscana Channell (viva il satellite) mi sono rigustato la carriera, le parole dei capitani e via dicendo.
Una gioia inattesa, quindi bellissima.
Grazie Bao Bello, grazie Siena.
Franz12
ps: tra l'altro purgate Montone e Selva, due contrade che per motivi prettamente personali mi stanno poco simpatiche. Sul Montone il Poll vi saprà dire!
Domenica di totale full immersion olimpica per un abbronzato Franz12.
Dopo aver palpitato per Cantele (e Guderzo), per l'esordio di Elia Luini, per l'oro di Tagliariol stacco il cervello e mi godo il "mio" basket: è il giorno di Usa-Cina, la partita - dicono - più vista della storia.
Partita solo un poco inquinata dall'arbitro Facchini, che gode a fare l'esibizionista davanti a tanta gente, ma pazienza.
Guardo Team Usa che prima lascia divertire i cinesi e poi li sbriciola. Cinesi ben poco intelligenti, perché all'ennesimo contropiede-più-schiacciata consecutivo, anche la mia squadra di Prima divisione capirebbe l'inutilità di andare in quattro a rimbalzo d'attacco. Dicevo, guardo Team Usa e mi viene da pensare a 16 anni fa.
1992. Come allora Varese era caduta nel baratro della A2 e curiosamente anche la Nazionale non stavata tanto bene, io giocavo forse tra gli allievi, fu un'estate di divertimento (gite, feste) e tristezza (la morte di mio nonno). Fu l'estate in cui i sogni di ogni appassionato di basket si avverarono.
Magic, Bird & Jordan assieme. Ewing e Robinson sottocanestro. Sir Charles Barkley dovunque. Stockton to Malone. Pippen, Drexler e Mullin a rischiare di fare i comprimari insieme a Laettner.
Una cosa mostruosa, irripetibile, unica. Magic, Bird & Jordan da soli valevano come ogni altra nazionale messa assieme.
Dopo il preolimpico a rullo compressore, ci fu l'esordio con l'Angola. Africani demoliti 116-48 e felici di avere le foto con i marziani. Poi la Croazia, con il povero Kukoc preso di mira e abbattuto (dovevano fargli pagare l'incredibile vittoria slava ai mondiali juniores di Bormio '87 e soprattutto le voci di mercato che lo volevano in Nba). Delle altre partite non ricordo granché - ricordo invece le gag di Barkley raccontate dai Giganti del Basket -fino alla finalissima.
Lì c'era di nuovo la Croazia dell'altro eroe, Drazen "Mozart" Petrovic. Pelle d'oca anche lì. Drazen era il condottiero, ma il quintetto era completato da Kukoc, Radja, Vrankovic e da un ragazzino che ho amato (prima) e odiato (poi) alla follia, Arijan Komazec.
A metà del primo tempo il miracolo: pausa degli Usa, assist di Drazen e schiacciata con fallo subito e libero segnato del tozzo ma utile Franjo Arapovic. Più 2 Croazia.
Poi la nuova valanga, con i biancorossi a stabilire comunque un record: sconfitta con "soli" 32 punti di scarto, il più risicato della storia del Dream Team.
Ecco perchè questo squadrone Usa 2008, fortissimo, e tutti quelli che lo seguiranno non potranno mai avvicinare quello di Barcellona '92. Anche perché nessuno mai si ritroverà di fronte il Mozart dei canestri.
Franz12
Ormai il profumo di Olimpiadi è nell'aria. Qualche gas tossico alla censura, di origine cinese, ha provato ad ammorbare l'aria, ma i Giochi sapranno superare anche questo.
Sarebbe bellissimo esserci: per un appassionato di sport - e non solo - i cinque cerchi sono un momento magico ma anche un tassello nuovo nella storia del mondo.
In questi giorni sono iniziate alla tv le celebrazioni dei Giochi passati. Ho visto Ottavio Missoni arrivare sesto nella finale dei 400 ostacoli a Londra '48, Abebe Bikila vincere scalzo sull'Appia Antica la maratona di Roma, Sara Simeoni e Pietro Mennea trionfare a Mosca '80 come aveva fatto Berruti all'Olimpico.
Mennea, sembra incredibile, me lo ricordo: avevo quattro anni e ho perfettamente in mente non la gara ma il suo giro di pista esultante. Ve lo giuro sul canguro.
E poi Zatopek, Ben Johnson (vista di notte la sua squalifica) e il figlio del vento, Carl Lewis che era il mio preferito. E la finale di Barcellona '92 della pallanuoto, la tragedia di Monaco '72, stessa edizione dello scandaloso oro del basket all'Urss, e Klaus Dibiasi che - campione invecchiato - si prende l'ultimo oro davanti a Greg Louganis ragazzino.
Per lavoro mi sono sentito con diversi atleti in partenza per Pechino, anzi qualcuno di loro è già là. Non nascondo di essere piuttosto invidioso: partecipare da sportivo, io credo, sia una delle soddisfazioni più belle del mondo.
Godiamoceli. E fate i bravi nei giorni in cui non sarò davanti al pc.
Franz12
4) NANNI SVAMPA
GIUDIZIO - Qui si parla di storia della musica... a un certo modo. Il Nanni è l'imperatore della musica lombarda, è inossidabile e anche quando lo vedi per l'ennesima volta, e ascolti sempre quella battuta, un sorriso ti scappa. O almeno, così succede a me, che ai tuffi nel c'era una volta partecipa sempre volentieri.
CONTATTO - Il contatto tra me e le opere del Nanni risale alla notte dei tempi. Perché una cassettina dei Gufi non poteva mancare in casa mia, perché prima o poi qualche canzonaccia la impari e scopri la sua versione.
I CONCERTI - Il primo in assoluto a una festa dell'Aido qui nel paese del Franz12, seguito da uno in un paese vicino e da un altro sul Lago Maggiore. Poi ce ne sono stati altri, qualcuno casuale, qualcuno cercato. L'ultimo in quota, per pochi fortunati (e qualcuno l'ha anche intervistato prima di sedersi a tavola). La Pika forse ha il video 
LE CANZONI - Durissima scegliere la preferita. Diciamo che quelle che più mi piacciono sono quelle che in inglese si chiamerebbero "medley", ma che in milanese sono più semplicemente "risòtt", "minestròn", "rustisciada" e via dicendo. E poi alcune di quelle scritte da Brassens (la Rita de l'Urtiga, Al mercàa de Porta Romana) e quelle della tradizione, come Lo spazzacamino. Insomma, quasi tutte, anche perché in ogni disco c'è qualche bella scoperta!
FANS CON ME - Qui è difficile trovare qualche mio coscritto appassionato come me. Però alla fine da ogni casa salta fuori una cassetta, un cd, una foto... Agli albori fu Giacomino ma non solo a seguirmi in questo... Ultimamente qualche bel viaggio con Nanni alla radio l'ho fatto con Massud e con El Medio. Tra i sessantenni, devo dire, le schiere di fans sono più folte!
Franz12
«Milano era anche la grande città dove si andava da studenti, magari a comprare quel disco dei Clash che non trovavi in paese...»
Nel mare di cose dette in biblioteca a Tradate da Davide Van De Sfroos, ieri sera, basterebbe questa frase da fissare su questo blogghino.
Già, perché lo studente Franz12, ai primi anni di Uni, dovette scendere a Milano a cercare "Sandinista" a un vero prezzo di favore. Lo "Special Price" dei negozi ufficiali non era poi tanto "Special"... allora mi avventurai nella Metropoli, trovando finalmente i Clash e il famoso "triplo album" divenuto "doppio cd" in un negozietto scrauso vicino a Centrale, che faceva molto Nick Hornby e Alta Fedeltà (così abbiamo fatto anche la citazione letteraria, té)
franz12