Lo spagnolo del titolo potrebbe anche essere sbagliato, ma pazienza.
Ammetto che li ho invidiati e che non vedo come in Italia potremo imitarli. Nella mia breve vacanza madrilena sono incappato a mia insaputa nella Final Eight della Copa del Rey di pallacanestro (l'equivalente della Coppa Italia) e ho proprio visto tutta la differenza tra la lega spagnola e il disastrato basket italiano.
Non solo per il livello di gioco - per quel poco che ho visto in tv, davvero ottimo - ma anche per quello che ho visto fuori dal campo. Tutto a confermare quello slogan che passava sui display a bordo parquet: "100% rivalità - 0% problemi".
Sei tifoserie da tutta la nazione in giro per la città (le due squadre restanti erano Real ed Estudiantes Madrid) a gruppi di giovani, adulti, ragazzini, famiglie, anziani. Tutti con la loro sciarpa, con le canottiere addosso, le felpe, i cappellini anche durante la visita al Prado o a Reina Sofia. Anche di notte, come mi è capitato di vedere fuori dai locali di Sol, con la banda (anche nel senso musicale del termine) dei tifosi del Tau (BAS-KO-NIA!) che incrocia un gruppo di matti da Gran Canaria e le due schiere cominciano a cantare e ballare tutti assieme. O i ragazzi di Malaga che scherzano con gli artisti di strada, o la famiglia bardata di Badalona che mi ha fatto ripensare al mitico Corny Thompson che con i catalani vinse un'Eurolega.
Ebbene, io poi ho pensato all'Italia e sono salito personalmente sul banco degli imputati. Perché anche per il Franz12 tifoso un'occasione del genere avrebbe portato insieme all'orgoglio di girare con la mia sciarpa biancorossa, pure tanti cori "contro" e sfottò. E per qualcuno (io no, almeno questo!) sarebbe anche stata una buona occasione per menare le mani, come accadde a pochi metri da me a Forlì qualche anno fa con canturini e senesi a spaccarsi le facce a vicenda.
Otro baloncesto, otro mundo. Che ne dite?
Franz12
Ps: ha vinto proprio il Tau Baskonia che mi ha proprio folgorato! Grandi!
Innanzitutto scusatemi. Un post in due mesi è proprio un po' pochino... ma purtroppo o per fortuna il tempo di scrivere qua sopra è sempre più risicato, e sinceramente anche la voglia spesso latita.
Vabbé, passi. La voglia mi è tornata questa sera, perché volevo raccontare quello che mi succede ogni qualche giorno. Porca vacca... quando mi viene da pensare ai Mondiali di ciclismo di casa mia, quelli di settembre scorso, mi viene un groppo alla gola, una voglia di rifarli... una nostalgia canaglia che faccio fatica a scacciare.
Mi è capitato di guardare l'ippodromo dal parcheggio del palaghiaccio e di rivedere virtualmente com'era tutta l'area in quella settimana. Gli ingressi, le tribune, i tendoni, l'arco di trionfo sopra la linea d'arrivo, la gente, le bandiere.
O rileggermi i giornali di quei giorni, riguardare i cartelli chilometrici, il punto dov'è scattato Ballan, le scritte sull'asfalto sulla provinciale della Schiranna. Ripensare a quel sabato sera in cui la città era piena, calda, festante, felice.
O al mio lavoro incessante fin dai mesi precedenti... le attese, il libro, le strette di mano, le novità, le incazzature, le tensioni, i sorrisi, le urgenze, la gente che va e viene in sala stampa, i pass, i volontari gentili e le volontarie sorridenti. I corridori ai box, i big circondati da flash e telecamere, gli sconosciuti che gioiscono solo per essere lì. La splendida serata di inaugurazione, i pranzi a salamella e lasagne, lo spettacolo di Oreglio...
Porca vacca, e due. Ne voglio ancora... e non a Mendrisio. Ancora a Varese
!
franz12
L'ultima volta mi è capitato martedì scorso. Giornata lunga di lavoro, conclusa con pizza in limitata compagnia (nel senso che eravamo in quattro) in uno dei pochi locali cittadini aperti all night long.
Eccolo, il mondo delle pizzerie notturne. Il fatto che Varese sia limitata rispetto a una grande città rende forse ancora più curioso il mondo che le popola. C'è di tutto, è divertente immaginare cosa fanno e chi sono tutte quelle persone in sala con te. Arrivano attori e ballerini che si sono esibiti a teatro, improbabili famiglie sudamericane con ragazzini e nonni che a quell'ora dovrebbero essere altrove (non necessariamente a letto, ma neppure a cena all'una di notte o peggio). E anziani soli ma eleganti, possibili mignotte, possibili protettori e possibili poliziotti in borghese, vai a sapere se in servizio o se alla ricerca di qualcosa da mangiare dopo un turno lungo. D'estate un paio di tavoli sono riservati ai fantini, con l'ippodromo che chiude con l'ultima corsa a mezzanotte abbondante, e prima mangiare non si può per non zavorrare i cavalli.
C'è il tavolo di giornalisti che riconoscono qualche giocatore di squadre minori, reduce magari da una trasferta chissàdove. C'è di certo qualcuno che il poliziotto conosce per averlo visto in Questura, o sullo schedario. Anzi, temo che questa categoria sia ben rappresentata.
Insomma, la pizzeria notturna mi pare quasi una "zona franca", un recinto dove le differenze e i ruoli nella vita sono momentaneamente azzerati, almeno per il tempo di una pizza, una pastasciutta, una birretta. "Ah, prima della pizza portaci una bruschetta, lui invece prende solo il dolce". Poi la porta si riapre, ognuno torna al suo posto.
Vabbé, la prossima volta assoldo un sociologo per accompagnarci. Magari mi spiega qualcosa, e non è detto che confermi le mie sensazioni.
Franz12
Ok
la sbornia è passata, la vita è tornata regolare, normale, il lavoro pure.
Ma la testa è ancora un po' là, ai giorni del Mondiale di Varese: hai voglia a occuparti di cose "comuni" quando per otto giorni sei stato travolto da un evento planetario.
E allora ecco cosa mi rimane, prima di tutto, negli occhi e nella testa.
I cinque minuti in cui Ballan è rimasto in fuga. I più belli, ma anche gli ultimi. Tre anni si concludevano lì, con un italiano in fuga, con le migliaia di persone all'ippodromo che gioiscono, poi soffrono, poi gioiscono, poi soffrono... a seconda dell'inquadratura. La testa che mi gira: urlo, mi appoggio alla tribuna, mi sposto sulla scala per vedere se arriva, torno al posto e Massud saltella peggio di me, El Medio dice qualcosa che non capisco, Pablito urla. Attorno tutti urlano, predicano, predicono, tremano. Poi Ballan arriva. Tutto è bellissimo, tutto è emozionante, tutto è - praticamente e putroppo - finito.
E i giorni prima? L'ammirazione per la cerimonia inaugurale, il privilegio di vederla e raccontarla in anteprima, l'incazzatura a tratti nera per come hanno gestito l'afflusso. E i bambini sotto il podio per l'oro di Malori, la delusione per Noemi e per la nazionale femminile, la cordialità con cui ho conosciuto una medaglia d'argento e il suo entourage.
Infine Varese. I camper, le bandiere di tutto il mondo, le scritte sull'asfalto e quelle appese sugli striscioni. Una Varese che alle 2 del sabato notte è vivace, piena zeppa come la sera (alle 21) del falò di Sant'Antonio. Una Varese al centro dell'attenzione, con gente di ogni tipo che brinda, che scruta, che passeggia. Che fa amicizia sul Montello con il tendone per dar via la birra. Una Varese mai vista. E che mi piacerebbe rivedere, spero non tra altri 57 anni.
Franz12
Feisbuc mi ha permesso, purtroppo in ritardo, di scovare la data di Impolliniamoci. E' stata venerdì scorso, accidenti (anche se non ci sarei potuto andare, ma facciamo finta...)
Non fate finta di non capire... parlo di Impolliniamoci, la cosiddetta Festa di Primavera dell'Università di Agraria a Milano. L'appuntamento più atteso della stagione dell'intera Città Studi.
Chi non c'è mai stato non sa cosa si è perso... chi invece ci ha messo almeno una volta il naso non può che sorridere, ora che ci ripensa.
Come faccio a farvi capire cosa accade? Con qualche esempio?
-Quella volta che Franz12 e Testadiferro hanno l'ennesimo tentativo nello scritto di mate, ma si presentano all'esame con un bicchierone di rosso in mano (segati, ovvio)
- Quella volta che il Mosca a furia di bere e ballare, bere e ballare, bere e ballare si è rotto un dente cadendo sul marciapiede
- Quella volta che i Roosters avevano appena vinto lo scudetto e l'AlePor mi versava in bocca mestoli di sangria al grido di "Fraaaaaanz... campioni d'Italiaaaaaa" (in treno, 35°, con la felpa per nascondere le sbrodolate di vino)
- Quella volta che a Milano c'era la finale di Champions, i miei amici erano quasi tutti allo stadio a fare lo steward o la hostess e io fui ospite di alcuni pianificatori urbanistici (grazie all'AleMol). Bevemmo allo stremo. A casa mi addormentai fino al secondo tempo della partita
- Quella volta che i 27 Gioda ci fecero ballare sotto il sole, e quell'altra che c'era uno spettacolare gruppo from USA (e mi ricordo la Splendida che ballava in prima fila... arf arf)
- Quella volta, l'ultima prima della laurea, che finalmente diedi il mio contributo disegnando la Vaca Loca sul cartellone della sangria. E AlePor per poco non si tagliò via un dito...
- Quella volta che Aurelio il Terrificante fu visto sorridere con un piatto di risotto in mano davanti a una mostra fotografica
- ... continuate voi, se ci siete mai stati. Io sono quasi ai lacrimoni (di sangria, of course)
Franz12
Non ho ancora capito a cosa serve, né se mi piace l'idea. Però negli ultimi tempi sto diventando un fan di Facebook.
Non una cosa continua, per fortuna, anche perché non saprei che farci tutto il giorno. Però mi sono abbastanza divertito a cercare gente che non vedevo da tempo, trovare qualcuno, lavoricchiare per migliorare la paginetta.
Cavolo, di agraria non trovo quasi nessuno; in compenso mi sono iscritto a un po' di gruppi (le mie scuole superiori, i fans di Pozzecco, di Hazzard, di Elio, della Bandabardò, di Petrovic e Magic Johnson, la Varese che beve...).
Poi ho scoperto che calcisticamente sono un Gattuso e ho messo Mazinga Z come cartone animato in cui mi rispecchio, in alternanza con Wile E. Coyote.
Ah cazzo, è vero. Tra poco gli anni sono 32...! 
Franz12
Incoeu me toca scriv un post tütt in dialétt: ier sira sun stai a vidée (e 'scultàa, e balàa) ul cuncért del Davide Van de Sfroos al Forum de Milàn.
Roba de matt: vündesmila persònn föo de cöo per un cantant dialetàl, al Nord, in Lumbardia, el s'era propri mai vist, almen in chi ann chi. Trii or de müsica senza mai fermàss, tanti canzun noev, tanti vecc.
Emm finìi maseràa, stanch, ma anca cuntént. Ul dialétt el gh'è ammò. E l'è semper belisim.
Franz12
Avete visto cos'ha combinato il tennista russo Youzhny? Quel gran genio che si è aperto la testa a racchettate dopo aver sbagliato un colpo?
Ecco... mi è venuta in mente una scena madre di quando ancora - da ragazzini - giocavamo ancora a tennis.
Protagonista assoluto, fu il fido Gabella, che allora possedeva una Rossignol "Mats Wilander", degna avversaria della mia Dunlop "McEnroe Master" che ancora mi accompagna nelle rarissime evoluzioni sotto rete.
Ebbene, quella volta non so contro chi giocasse il Gabella. So che io ero a vedere la partita alla casetta del Tennis Club. E vidi bene quel lancio, dopo punto clamorosamente fallito dal Gabella. Vidi la "Wilander" roteare per aria, scavalcare l'alta rete di recinzione, sibilare nell'aria, schiantarsi contro uno degli alberoni che contornavano il campo.
Risultato: la mitica "Wilander" divenne la prima racchetta a forma di banana della storia del tennis: fantastica.
Al Gabella l'onore di commentare.
Franz12
ps: nei miei inconsulti gesti di stizza non sono mai arrivato a ciò. Però una volta, a fine partita, mi sono tolto i calzoncini da gioco e gli ho scagliati in faccia all'allenatore. La classe non è acqua... lo so, lo so...
Le terribili cose che accadono in Tibet, che riportano alla mente quanto vidi da ragazzino alla tv, da piazza Tien An Men, hanno rimesso in primo piano una parola che speravo venisse dimenticata: boicottaggio.
Io sono di parte, non lo nego, sono un malato di sport e mi sento male a sentir parlare di boicottaggio olimpico. Non ritengo sia giusto; meglio, non ritengo giusto delegare allo sport quello che la politica e l'economia non riescono e non vogliono fare.
Massimiliano Rosolino, fresco di qualificazione per Pechino, lo ha detto chiaramente qui: perché i potentati economici non interrompono di fare affari con la Cina? Inizino loro, quelli che hanno spinto per dare l'organizzazione dei Giochi a quel Paese a dare il buon esempio. Non si nascondando dietro ragazzi di 20, 25, 30 anni, per i quali la partecipazione olimpica è il coronamento della propria vita, il culmine di anni di sacrifici, l'obiettivo per cui si lavora da quattro anni.
Troppo facile mettere una patata bollente simile nelle loro mani.
Perché il Cio, i politici che attorno a esso volano come avvoltoi, non minacciano (almeno quello) in modo convinto di spostare i Giochi da un'altra parte? E' impresa titanica, certo, ma preferisco Olimpiadi raffazzonate che Olimpiadi bagnate di sangue.
Il boicottaggio servirebbe solo ai cinesi: farebbero man bassa di medaglie (e già accadrà), mostrerebbero al mondo di essere offesi e imbronciati (pretesto per andare avanti a far quello che vogliono), userebbero i successi sportivi per tronfiarsi al proprio interno.
Proprio come avvenne per l'Urss di Mosca '80.
Vero, otto anni dopo quell'impero finì e tutti celebrarono la bellezza di Seul, i primi Giochi "per tutti" da Monaco '72.
Vogliamo qualcosa di simile? Credo di no.
Franz12
Di Gianni Mura, gran maestro di giornalismo sportivo ma non solo, ho già scritto in un'altra occasione.
Oggi però il buon Gianni si conferma numero uno assoluto, stilando le classifiche dei suoi portieri preferiti ha citato un mio idolo di gioventù, sconosciuto quasi a tutti.
Ezaki el Badou, detto Zaki (o Zaqi come lo chiama Mura) era il portiere del Marocco di Mexico '86. Non ricordo perché Zaki mi ispirò così tanto, di certo era bravo. Lessi qualche articolo su di lui, era la star della squadra insieme a un paio di attaccanti, i fratelli Krimau (mi pare) e non era considerato un leader per caso. In tutte le qualificazioni della zona africana Zaki aveva subito un unico gol, per altro nell'ultima partita, ininfluente ai fini del girone. Una sorta di saracinesca del Maghreb, insomma.
Ai Mondiali il Marocco superò la prima fase vincendo il girone dell'Inghilterra con un successo e due pareggi (ho controllato) ma venne eliminato dalla Germania Ovest negli ottavi di finale. Zaki non riuscì a fermare un diagonale di Matthaeus a 3' dal fischio finale.
Ovviamente lo persi di vista: allora internet non c'era e le notizie sul calcio estero (mi pare giocasse in Francia) erano moooolto meno diffuse di oggi. E poi ero un bambino o giù di lì.
Ma Gianni Mura è riuscito a farmi ricordare anche di Zaki. Anzi, lo ha messo al 10° posto tra i suoi portieri stranieri preferiti. Grandissimi, tutti e due!
Franz12