Welcome Beck (sarà un errore o è giusto? eheh)
ieri purtroppo non sono riuscito a vedere in tv la gara di salto in lungo di Osaka, finale dei Mondiali. Peccato: ho rivisto i salti decisivi di Saladino e Howe e ho potuto immaginare quanta dev'esser stata l'emozione del momento.
Credo sia stata simile a quella provata da me nell'ormai lontano '91 (ho controllato, era il 30 agosto anche quella volta), quando in pedana c'erano sua maestà Carl Lewis e Mike Powell, gara che ricordo ancora come uno degli eventi sportivi più belli cui abbia mai assistito nella mia vita.
D'altra parte gli anni Novanta sono stati di un livello pazzesco per il lungo che, per motivi che bene bene non conosco nemmeno io, è la mia disciplina dell'atletica preferita.
Quel giorno la Rai trasmetteva la diretta durante la mattina italiana. Lewis e Powell erano intenzionati ad andare oltre uno dei record leggendari dell'atletica, l'8,90 di Beamon ottenuto a Città del Messico (rà rà rà :-) ).
In qualche modo ci riuscirono entrambe dopo una serie di balzi intorno all'8,80, misura irraggiungibile per gli altri anche con le molle (a parte Emmian e Pedroso che penso non fossero della partita): Lewis volò a 8,91, salto valido per la gara ma non per il WR in quanto ventoso. Ma Powell fece il capolavoro al 5° salto: 8,95. In un secondo cancellati sia Beamon sia le 65 vittorie di fila di Lewis per cui facevo il tifo.
Una storia pazzesca che ieri Saladino e Howe (che ha superato il "Beamon italiano" Giovanni Evangelisti) hanno rinfrescato da campioni
Franz12
- è Gigli... inguardabile, da lasciare a casa da subito.