Fermata Theresienwiese

Ein prosit, ein prosit, der Gemütlichkeit

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«Ein Prosit!»: Theresienwiese è la fermata di metropolitana dalla quale si accede all'Oktoberfest. Beviti un boccale qui con me, parlando di sport, musica, episodi divertenti...

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Maß (boccali) di birra serviti fino ad ora

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martedì, 24 febbraio 2009

Baloncesto de otro mundo

Lo spagnolo del titolo potrebbe anche essere sbagliato, ma pazienza.
Ammetto che li ho invidiati e che non vedo come in Italia potremo imitarli. Nella mia breve vacanza madrilena sono incappato a mia insaputa nella Final Eight della Copa del Rey di pallacanestro (l'equivalente della Coppa Italia) e ho proprio visto tutta la differenza tra la lega spagnola e il disastrato basket italiano.

Non solo per il livello di gioco - per quel poco che ho visto in tv, davvero ottimo - ma anche per quello che ho visto fuori dal campo. Tutto a confermare quello slogan che passava sui display a bordo parquet: "100% rivalità - 0% problemi".
Sei tifoserie da tutta la nazione in giro per la città (le due squadre restanti erano Real ed Estudiantes Madrid) a gruppi di giovani, adulti, ragazzini, famiglie, anziani. Tutti con la loro sciarpa, con le canottiere addosso, le felpe, i cappellini anche durante la visita al Prado o a Reina Sofia. Anche di notte, come mi è capitato di vedere fuori dai locali di Sol, con la banda (anche nel senso musicale del termine) dei tifosi del Tau (BAS-KO-NIA!) che incrocia un gruppo di matti da Gran Canaria e le due schiere cominciano a cantare e ballare tutti assieme. O i ragazzi di Malaga che scherzano con gli artisti di strada, o la famiglia bardata di Badalona che mi ha fatto ripensare al mitico Corny Thompson che con i catalani vinse un'Eurolega.

Ebbene, io poi ho pensato all'Italia e sono salito personalmente sul banco degli imputati. Perché anche per il Franz12 tifoso un'occasione del genere avrebbe portato insieme all'orgoglio di girare con la mia sciarpa biancorossa, pure tanti cori "contro" e sfottò. E per qualcuno (io no, almeno questo!) sarebbe anche stata una buona occasione per menare le mani, come accadde a pochi metri da me a Forlì qualche anno fa con canturini e senesi a spaccarsi le facce a vicenda.
Otro baloncesto, otro mundo. Che ne dite?

Franz12

Ps: ha vinto proprio il Tau Baskonia che mi ha proprio folgorato! Grandi!

postato da: franz12 alle ore 21:54 | link | commenti (2)
categorie: sport, luoghi, gente, basket, varese
giovedì, 22 gennaio 2009

Nostalgia canaglia

Innanzitutto scusatemi. Un post in due mesi è proprio un po' pochino... ma purtroppo o per fortuna il tempo di scrivere qua sopra è sempre più risicato, e sinceramente anche la voglia spesso latita.

Vabbé, passi. La voglia mi è tornata questa sera, perché volevo raccontare quello che mi succede ogni qualche giorno. Porca vacca... quando mi viene da pensare ai Mondiali di ciclismo di casa mia, quelli di settembre scorso, mi viene un groppo alla gola, una voglia di rifarli... una nostalgia canaglia che faccio fatica a scacciare.
Mi è capitato di guardare l'ippodromo dal parcheggio del palaghiaccio e di rivedere virtualmente com'era tutta l'area in quella settimana. Gli ingressi, le tribune, i tendoni, l'arco di trionfo sopra la linea d'arrivo, la gente, le bandiere.
O rileggermi i giornali di quei giorni, riguardare i cartelli chilometrici, il punto dov'è scattato Ballan, le scritte sull'asfalto sulla provinciale della Schiranna. Ripensare a quel sabato sera in cui la città era piena, calda, festante, felice.
O al mio lavoro incessante fin dai mesi precedenti... le attese, il libro, le strette di mano, le novità, le incazzature, le tensioni, i sorrisi, le urgenze, la gente che va e viene in sala stampa, i pass, i volontari gentili e le volontarie sorridenti. I corridori ai box, i big circondati da flash e telecamere, gli sconosciuti che gioiscono solo per essere lì. La splendida serata di inaugurazione, i pranzi a salamella e lasagne, lo spettacolo di Oreglio...

Porca vacca, e due. Ne voglio ancora... e non a Mendrisio. Ancora a Varese  !
franz12

postato da: franz12 alle ore 23:02 | link | commenti (3)
categorie: libri, sport, lavoro, gente, varese
martedì, 09 dicembre 2008

Esatto

Ieri sera, leggendo distrattamente il televideo di Mediaset, mi è caduto l'occhio su un titolo che riguardava la diossina nella carne. Era pressapoco questo:

MAIALE: "I NOSTRI PRODOTTI SONO SANI"

Insomma, un "virgolettato"... come se un maiale in conferenza stampa avesse dato il suo parere sulla situazione.
Ho rivisto di colpo una scena di vent'anni fa... Francesco Salvi che a Sanremo canta "Esatto!" e fa intervenire anche il maiale.
"Facciamo tutti dei versi, siamo una grande tribù". Chi se la ricorda?

Franz12

ps: lo confesso, di "Esatto" avevo il cappellino. Nero, con scritta bianca. 

postato da: franz12 alle ore 23:19 | link | commenti (9)
categorie: memories, musica, società, giornali
martedì, 02 dicembre 2008

Don King in ammiraglia

Ci sono, ci sono ancora, non vi preoccupate. Solo che non ho tanta voglia né troppo tempo per scrivere qui sopra. Torno stasera, stanotte, dopo che ieri ho visto una notizia di ciclismo su Televideo. "Armstrong a sorpresa farà anche il Tour de France".

Ohibò. Mi sono avvicinato "sul serio", professionalmente (il tifo e la passione ci sono da sempre), da pochi anni, ne ho già viste e sentite tante, ma almeno la deriva circense pensavo di risparmiarmela.
Già, perché qui si pedala, ma tutto fa pensare sempre di più al mondo della boxe, una disciplina che è stata grande e che ormai si è persa tra mille sigle, carrozzoni, saltimbanchi, nani e ballerine.
La deriva pare segnata, e mi vien da malignare che è la stessa seguita dal giornale simbolo per questo sport, la Gazzetta, colei che tanto decide del ciclismo nazionale e che sfodera porcherie giorno dopo giorno tra titoli urlati, gossip e troiate varie.

Ebbene, siam partiti con la frottola di Contador invitato all'ultimo momento al Giro 2008, vinto senza allenamento, direttamente dalla spiaggia, al rientro bomba di Armstrong (l'unica vera notizia) costruito dalla Gazza in modo quasi comico, con i countdown per dare via via gli aggiornamenti. Ma il circo è più ampio, tocca i giudici (un anno a Sella "perché ha collaborato".... è uno sfregio a chi di anni se n'è fatti due e ha evitato di dare giudizi stucchevoli come fece Sella con Riccò), passa dallo stesso entourage di Armstrong che spara un fuoco artificiale al mese. A proposito, chissà cosa ne pensa Contador di questa mossa dell'Astana... La prossima, temo, sarà quella di mettere Don King in ammiraglia.

Franz12

postato da: franz12 alle ore 23:43 | link | commenti (1)
categorie: sport, lavoro, giornali
mercoledì, 12 novembre 2008

L'ultimo idolo

Nello sport, più che negli altri campi, ho avuto parecchi idoli di diverso ordine e grado; qualcuno l'ho già nominato, qualcuno no.
Crescendo, superando una soglia d'età meno avvezza agli idoli e più ai commenti, lavorando in un campo in cui talvolta si toccano con mano certi mondi (e talvolta ci si scotta pure), considero che difficilmente da qui in avanti "perderò la testa" per qualcuno che fa canestri, gol, aces, o scala a tutta una salita. Il che - spero - non vuol dire che smetterò di seguire con passione lo sport, ci mancherebbe.

Ebbene, il mio ultimo idolo nel senso giovanile del termine è proprio quello che va tanto di moda in questi giorni. Alessandro Del Piero.
Idolo lo divenne quel giorno di 13 o 14 anni fa, quando la Juve stava perdendo in casa contro la Fiorentina e su Quelli che il calcio c'era Zeffirelli (quello che non aveva problemi a dire certe cose sull'Heysel) che stappava spumanti per la ormai certa vittoria viola. 2-0, 2-1, 2-2. Stavo uscendo per andare al palazzetto, scendo a suonare il campanello di un mio amico e quando torno in macchina vedo Tommy che salta tarantolato. La radio urlava: "Un gol che abbiamo visto fare, forse, solo a Maradona". Del Piero si era definitivamente svelato al mondo con quella sforbiciata al volo che ritengo sia uno dei gol più belli che abbia visto.
Da lì in avanti l'ho sempre difeso, anche contro le evidenze. Ne ha passate tante il ragazzo che aveva in camera il poster di Platini, quello che metteva il divano a far da barriera e lo aggirava in salotto col pallone di spugna, quello cui il babbo aveva approntato una rudimentale illuminazione per farlo giocare in giardino. 
Mai compreso fino in fondo, mai difeso fino in fondo, troppo spesso sul banco degli imputati. E lui rispondeva con i "gol alla Del Piero", con un gol di tacco in un'amarissima finale di Champions, con la rete decisiva a Tokio, con quella da dedicare al padre scomparso ai mondiali 2002. Con poche polemiche e diverse risposte intelligenti, merce rara in certi ambienti in cui troppo spesso "quel che decide il mister va bene", "l'importante è che vinca la squadra", "è un gruppo che si trova bene anche fuori dal campo".

Ai Mondiali di Germania ero in piedi a un tavolo quando Alex segnò il 2-0 ai crucchi. Ero quasi in lacrime, sull'orlo della nausea quando tirò il rigore contro la Francia: l'avesse sbagliato sarei stato più male di lui.
E adesso, per la prima e credo unica volta, mi trovo a condividere una frase di Maurizio Mosca: "Aaaaaah... come gioca Del Piero".

Franz12  

postato da: franz12 alle ore 00:01 | link | commenti (2)
categorie: memories, sport, calcio, juventus
martedì, 04 novembre 2008

In trincea

La notte scorsa mi sono fatto un ripasso di storia, da sempre la mia materia preferita dopo l'educazione fisica.
Novant'anni fa finiva la Prima guerra mondiale, la Grande Guerra. Non ho voglia di farci troppe riflessioni scritte, forse non ha neppure troppo senso.
Però mi pare giusto un ricordo. Un ricordo di quella che forse è stata LA guerra, perché quello che accadde in quelle maledette trincee è diventato poi un riassunto di tutte le brutture che i conflitti portano. Più della seconda guerra, già tecnologica, mirata...
La scomodità delle postazione, la crudezza delle armi, la disinvoltura nell'usare nuove invenzioni, la sciagura di generali formati con tecniche ottocentesche che mandarono centinaia di migliaia di ragazzi a morire senza possibilità né di salvezza né di combinare un'azione utile.
Una tragedia mostruosa, che ha lasciato buchi demografici e lapidi lunghe così con i nomi dei morti in ogni paese, pure piccolo.
Una tragedia mostruosa che ha avuto un merito che pare uno spiraglio nel buio. E' servita a compattare l'Italia. E lo dico senza alcuna voglia di retorica o di patriottismo futile e fine a se stesso. In quelle trincee, su quei carri malandati tra quei casermoni freddi non ci furono troppe differenze. Ricchi e pezzenti, analfabeti e studenti, lombardi di montagna e di città, piemontesi e calabresi, sardi e romani. Tutti a fare muro ai proiettili, mandati da un criminale di nome Cadorna che meritava una fucilata. E che invece (questo è il mistero più grande... anche perché Caporetto fu troppo anche per lui), continua a sopravvivere beffardo in piazze, vie e stazioni di tutta la Penisola.

«Sicure l'Alpi, libere le sponde, e tacque il Piave, si placaron l'onde».

Franz12

postato da: franz12 alle ore 22:11 | link | commenti
categorie: storia, naja
martedì, 28 ottobre 2008

School

"School is bad, school is death, school kills everybody... Don't go school, stay at home".

Erano i primi anni Novanta e al liceo il Complesso d'Inferiorità cantava così dalle cassette audio vendute sottobanco e impacchettate nel cellophan. Forse il signor "Dallapartedispessotto" detiene ancora quella che comprammo in società.
Oggi la scuola torna a esplodere, e io non mi voglio pronunciare perché non conosco l'argomento. Quel che mi ricordo io di scioperi e autogestioni è anzitutto il fatto che avevo una gran paura di essere strumentalizzato. Motivo per cui al massimo ho partecipato a un corteo per 300 metri, ben attento a non farmi mettere in mano bandiere o striscioni. Non ci sto, a farmi contare come militante. Pecoronizzato, colorato, definito.

Di okkupazione e autogestione se ne parlò quando ero in quarta e quinta. Non ricordo se qualcuno occupò davvero al liceo: forse una o due notti così, tanto per fare il beau geste. Di certo la prima autogestione fu tutto sommato divertente e quasi utile. Lezioni autoconvocate, partecipate da tanta gente. Musica live, testimonianze di ex studenti che parlavano di università. Utilità poca, è vero. Ma c'era un sottofondo piacevole, senza tanti livori.
Il secondo anno cambiò tutto: i duri e puri alzarono il livello di agitazione e trovarono molti meno consensi. Litigai con un compagno che voleva impedirci di andare a lezione, quasi a mani in faccia. Ma il capolavoro fu il cartellone con la scritta cubitale "STRONZI" dedicata a tutti noi che non partecipammo alla rivolta.
Lì ci fu l'applauso più caldo, sentito e fragoroso mai raccolto in vita mia. Fu la prima e ultima volta che parlai in un'assemblea d'istituto, davanti a 400 persone, compresi alcuni miei carissimi amici (e lo sono tutt'ora) che mi diedero dello stronzo e che chiesero di spiegare perché non partecipavamo all'autogestione pomeridiana.

"La scuola non è un centro sociale, né un oratorio, né un campo sportivo. E voi non avete diritto di giudicare chi non vi segue: cosa ne sapete di come spendono il tempo libero? Con che diritto vi giudicate migliori? Come vi permettete di chiederci una giustificazione?".
Novantacinque minuti d'applausi.

Franz12

postato da: franz12 alle ore 21:37 | link | commenti (2)
categorie: memories, politica, società
domenica, 19 ottobre 2008

Night Pizzas

L'ultima volta mi è capitato martedì scorso. Giornata lunga di lavoro, conclusa con pizza in limitata compagnia (nel senso che eravamo in quattro) in uno dei pochi locali cittadini aperti all night long.

Eccolo, il mondo delle pizzerie notturne. Il fatto che Varese sia limitata rispetto a una grande città rende forse ancora più curioso il mondo che le popola. C'è di tutto, è divertente immaginare cosa fanno e chi sono tutte quelle persone in sala con te. Arrivano attori e ballerini che si sono esibiti a teatro, improbabili famiglie sudamericane con ragazzini e nonni che a quell'ora dovrebbero essere altrove (non necessariamente a letto, ma neppure a cena all'una di notte o peggio). E anziani soli ma eleganti, possibili mignotte, possibili protettori e possibili poliziotti in borghese, vai a sapere se in servizio o se alla ricerca di qualcosa da mangiare dopo un turno lungo. D'estate un paio di tavoli sono riservati ai fantini, con l'ippodromo che chiude con l'ultima corsa a mezzanotte abbondante, e prima mangiare non si può per non zavorrare i cavalli.
C'è il tavolo di giornalisti che riconoscono qualche giocatore di squadre minori, reduce magari da una trasferta chissàdove. C'è di certo qualcuno che il poliziotto conosce per averlo visto in Questura, o sullo schedario. Anzi, temo che questa categoria sia ben rappresentata.

Insomma, la pizzeria notturna mi pare quasi una "zona franca", un recinto dove le differenze e i ruoli nella vita sono momentaneamente azzerati, almeno per il tempo di una pizza, una pastasciutta, una birretta. "Ah, prima della pizza portaci una bruschetta, lui invece prende solo il dolce". Poi la porta si riapre, ognuno torna al suo posto.
Vabbé, la prossima volta assoldo un sociologo per accompagnarci. Magari mi spiega qualcosa, e non è detto che confermi le mie sensazioni.

Franz12 

postato da: franz12 alle ore 23:37 | link | commenti (7)
categorie: lavoro, luoghi, gente, cibo, birra, società, varese
martedì, 07 ottobre 2008

In maglia arcobaleno

Ok

la sbornia è passata, la vita è tornata regolare, normale, il lavoro pure.
Ma la testa è ancora un po' là, ai giorni del Mondiale di Varese: hai voglia a occuparti di cose "comuni" quando per otto giorni sei stato travolto da un evento planetario.
E allora ecco cosa mi rimane, prima di tutto, negli occhi e nella testa.

I cinque minuti in cui Ballan è rimasto in fuga. I più belli, ma anche gli ultimi. Tre anni si concludevano lì, con un italiano in fuga, con le migliaia di persone all'ippodromo che gioiscono, poi soffrono, poi gioiscono, poi soffrono... a seconda dell'inquadratura. La testa che mi gira: urlo, mi appoggio alla tribuna, mi sposto sulla scala per vedere se arriva, torno al posto e Massud saltella peggio di me, El Medio dice qualcosa che non capisco, Pablito urla. Attorno tutti urlano, predicano, predicono, tremano. Poi Ballan arriva. Tutto è bellissimo, tutto è emozionante, tutto è - praticamente e putroppo - finito.

E i giorni prima? L'ammirazione per la cerimonia inaugurale, il privilegio di vederla e raccontarla in anteprima, l'incazzatura a tratti nera per come hanno gestito l'afflusso. E i bambini sotto il podio per l'oro di Malori, la delusione per Noemi e per la nazionale femminile, la cordialità con cui ho conosciuto una medaglia d'argento e il suo entourage.
Infine Varese. I camper, le bandiere di tutto il mondo, le scritte sull'asfalto e quelle appese sugli striscioni. Una Varese che alle 2 del sabato notte è vivace, piena zeppa come la sera (alle 21) del falò di Sant'Antonio. Una Varese al centro dell'attenzione, con gente di ogni tipo che brinda, che scruta, che passeggia. Che fa amicizia sul Montello con il tendone per dar via la birra. Una Varese mai vista. E che mi piacerebbe rivedere, spero non tra altri 57 anni.

Franz12

postato da: franz12 alle ore 23:14 | link | commenti (4)
categorie: sport, lavoro, luoghi, gente, varese
giovedì, 18 settembre 2008

La casa dell'attore

E così la casa dell'attore è stata venduta. L'ha comprata un tizio che conosco per lavoro e mi sta simpatico, e a questo punto vedrò di farmi invitare se la inaugura, visto che sono il "Ras del quartiere" .
Peccato però... la casa dell'attore mi ha sempre fatto gola: se avessi dovuto cambiare abitazione ma rimanere aggrappatto alla mia piazzetta, alle mie vie di saliscendi, al mio cielo e al mio orizzonte avrei fatto una pazzia per quel posto.
Ci andavo spesso da piccolo: l'attore non c'era quasi mai, ma conoscendo bene la sua numerosa famiglia ho passato lassù parecchi giorni soprattutto d'estate, visto che lì c'era (c'è) una piscina privata, allora rarissima. Per diversi anni ci andavo direttamente passando dal giardino dell'attore, non ancora suddiviso da raminate e muretti, che arrivava fino a pochi metri da casa mia. Poi lassù c'era il cane dei genitori dell'attore, che aveva sempre qualche nome strano e simpatico (ma i nomi migliori l'attore li diede ai cani della villa sul lago: Analogo e Modifica...!!), e naturalmente i genitori stessi, molto anziani, molto cordiali, per nulla rovinati dalla celebrità e dall'agiatezza.
Ricordo che ero lassù (cavolo... ma possibile che mi rimangano in mente certe cose???) quando El Diablo Chiappucci perse la maglia gialla al Tour del '90 per mano di Lemond: un mio amico venne in bici alla rete, trafelato, a portarmi la ferale notizia.
Poi ci andai diverse volte la mattina di Natale, con mio padre o mio zio, a fare gli auguri di rito. Trovando un calore umano eccezionale. Sempre.
Ora la casa dell'attore è stata venduta. Spero di rimetterci piede ancora una volta, e di riassaporare - chiudendo gli occhi per un istante - un'atmosfera gradevole e familiare. Ora che lo zio e i genitori dell'attore non ci sono più.

Franz12

Ps: un favore a chi commenta. Se potete evitare di fare nomi, ve ne sarò grato.

postato da: franz12 alle ore 23:16 | link | commenti (9)
categorie: memories, film, luoghi